L’IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA – GIORGIA BELLINI
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L’IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA

by GIORGIA BELLINI

Sono convinta che la famiglia svolga un ruolo fondamentale nel percorso di cura dei Disturbi Alimentari. 

Non esiste un genitore bravo e un genitore non bravo, ma quello di cui hanno bisogno le persone malate di DCA sono genitori coraggiosi, con occhi attenti . 

Mettersi in gioco è necessario, sentirsi colpevoli no.

Dai Disturbi Alimentari è possibile guarire ed è essenziale capire che questi disturbi possono essere curati e la consapevolezza anche da parte di un genitore è il primo passo del percorso di cura.

“Quanto tempo ci vorrà per guarire mio figlio?”

Spesso i genitori fanno questa domanda. Per mia esperienza vi posso assicurare che guarire richiede tempi molto lunghi, gli esperti dicono servano come minimo tre anni.

Per quanto possa risultare scomodo è necessario soffermarsi e farsi come genitore alcune domande per sensibilizzare il tema dei disturbi alimentari, per affrontarli con serietà e responsabilità.

Dobbiamo comprendere quanto siano importanti a volte le parole, le frasi e certi comportamenti che utilizziamo in famiglia.

Una delle prime domande che un genitore dovrebbe porsi non per finalizzare un senso di colpa ma per comprendere è:

Qual’è il nostro rapporto con il cibo?

Si dovrebbe riflettere su come un genitore mostra ai propri figli il modo in cui si rapporta con l’alimentazione.

In seguito si dovrebbe chiedere: 

Quanto volte avete parlato o fatto diete? 

Quante volte parlate del vostro aspetto fisico e del vostro peso in famiglia e a voce alta?

Che tipo di rapporto avete con il vostro corpo? 

Quanto è importante essere in forma e fare sport? 

Avete delle attenzioni particolari per specifiche zone del corpo?

Poi oltre a queste domande andrebbe anche fatta un’analisi approfondita sulle dinamiche e sulle relazioni che ci sono all’interno della famiglia.

Che tipo di relazione c’è tra mamma e papà? Litigano spesso? Vanno d’accordo? Si supportano? 

Una volta che si è risposto a queste domande e si è fatta un auto analisi mi piacerebbe darvi alcuni consigli su come riconoscere se vostro figlio ha o meno un disturbo alimentare.

Per prima cosa se notate un cambio di peso improvviso o graduale potrebbe essere questo un segnale ma ciò che dovrebbe prestarvi attenzione sono soprattutto i cambiamenti drastici nelle abitudini alimentari dei vostri figli. 

Ad esempio se notate che inizia ad eliminare certi alimenti, come carboidrati o dolci, o inventare scuse per non mangiare insieme a voi, potrebbero essere un segnale. 

Uno dei primi errori che di solito si fanno è quello di pensare di risolvere il problema rivolgendosi ad un nutrizionista. I Disturbi alimentari non possono essere curati con una semplice dieta.

Un’altro segnale sono i cambiamenti emotivi e relazionali: spesso chi soffre di DCA tende ad isolarsi ,ha frequenti sbalzi d’umore, ha spesso un’attenzione estrema del peso, di solito una forte attenzione alla performance scolastica, una vita sociale che si riduce.

Se notate questi cambiamenti è bene provare a parlare con loro per iniziare a capire insieme da dove nasce quel disagio, senza giudicare portandoli a comprendere che hanno bisogno di rivolgersi ad un esperto per riconoscere la presenza di un Disturbo Alimentare.

Tuttavia non sempre però il vostro figlio accetta di andare da un dottore e riconosce la presenza di un DCA ma quello che vi consiglio di fare è di andarci all’inizio anche da soli, anche in assenza di vostro figlio, in modo tale che l’esperto vi guidi su come aiutarli.

Infine la cosa più importante che potete fare è il RICONOSCIMENTO. 

Non serve a nulla negare che il proprio figlio ha un problema ma anzi peggiora solamente le cose. Non serve banalizzare e non serve dire “è un problema temporaneo”. 

Riconoscere che il proprio figlio ha un disturbo alimentare, riconoscere il suo disagio, le sue fragilità, le sue debolezze è essenziale. 

Senza riconoscimento è molto più difficile aiutarli. 

Non rendete invisibile la malattia di vostro figlio.

Io mi sono sentita invisibile per tanto tempo e l’unico modo per far vedere agli altri che esistevo, che ero lì, che stavo male, che avevo bisogno del loro appoggio è stato trovarmi in ospedale per 15 giorni, dopo essermi intossicata con il paracetamolo. 

Ecco, sono qui per dirvi di non far arrivare vostro figlio a questo gesto estremo ma credetemi che la sofferenza che hanno è tanta e hanno bisogno di voi in questo momento più che mai. 

“Per guarire una persona serve un intero villaggio” e voi potete svolgere una gran parte.

Abbiamo bisogno di voi.

Vi abbraccio forte,

Giorgia.

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