CONSIGLI PER GENITORI, AMICI, FIDANZATI – GIORGIA BELLINI
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CONSIGLI PER GENITORI, AMICI, FIDANZATI

by GIORGIA BELLINI

È importante esprimere la propria preoccupazione, ma senza far sentire in colpa l’altro, perché ammalarsi non è una colpa e perché nessuno vorrebbe tutto questo.

“Come potrei aiutare mio figlio?

Come potrei aiutare la mia amica?

La mia ragazza non vuol mangiare! Spesso cambia umore senza motivo! Non so più come poterla aiutare!”

Questi sono i tanti interrogativi che le persone accanto a chi soffre di un Disturbo Alimentare si fanno.

La famiglia o gli amici o il fidanzato/a non sono in grado da soli di sostenere l’intera guarigione ma possono essere un elemento molto importante, oltre ai dottori specializzati, nel percorso di cura.

Per prima cosa se vogliamo stare accanto a una persona malata di DCA è fondamentale sapere che non si tratta di un semplice capriccio adolescenziale, di una dieta o di un banale aumento o perdita di peso. I disturbi alimentari sono patologie gravi e per questo non vanno mai sottovalutate.

Chi soffre di un DCA è in genere ambivalente rispetto alla possibilità di ricevere aiuto: da una parte vorrebbe uscire dalla “gabbia” che si è costruito, ma dall’altra ne teme le conseguenze. Per questo sono necessarie persone “coraggiose”, persone che non giudicano ma che comprendono.

Spesso chi ne soffre tende ad isolarsi. La vergogna di ammettere di avere un disturbo alimentare porta a rinchiudersi in se stessi. La paura di confessare agli altri il proprio disagio colpevolizza e porta a non parlarne con nessuno.

COSA NON DIRE A UNA PERSONA CHE SOFFRE DI DCA

  1. INFORMATI PRIMA DI GIUDICARE” “IL tuo è solo un capriccio!”. Chi si ammala di DCA non lo decide. Non decide di ammalarsi per essere più magro/a, più bello/a come molti, ahimè ancora ad oggi credono.
  2. NON FARE CONFRONTI” “allora quelli che sono davvero grassi cosa dovrebbero fare? magari io ad essere magra come te!”. Chi soffre di un DCA manifesta nel corpo una sofferenza psichica profonda che nulla ha a che vedere con un numero sulla bilancia. Il dolore non si può valutare da un peso. Ogni persona vive il proprio corpo in maniera completamente differente, i paragoni non servono a confortare, ma solo a sminuire il vissuto di chi soffre. 
  3. FRASI SULLA FORZA DI VOLONTA’” “basterebbe mangiare un po’ di più” o “se ti impegni ce la farai” o “ma dai, non ci pensare”. Fosse facile… Chi ha un DCA non si comporta certo così perché manca di forza di volontà, il problema è a un altro livello. E anzi, nel caso dell’anoressia non è certo la volontà a mancare.
  4. RICHIAMI AL SENSO DI COLPA” “I tuoi genitori hanno fatto tutto per te e ora ti comporti così?”
  5. CONSIDERAZIONI SULLE DIFFICOLTA’ DELLA VITA”  “tutti hanno i loro problemi”. Non esiste una scala del dolore.
  6. EVITA DI PARLARE DI CIBO O FORME CORPOREE

NON GIUDIZI, MA COMPRESIONE

Comprensione. Sostegno. Positività. Appoggio. Disponibilità. Affetto. Ascolto.

Le persone che soffrono di DCA sono molto fragili. Non hanno bisogno di giudizi negativi o banali.

Le parole “pesano” a volte molto più dei corpi.

Non fare finta che non ci sia il problema è uno degli errori più gravi che si possa fare.

Nessuno esce da solo da un disturbo alimentare. “Aiutarlo” a volte significa anche abbracciarlo, chiedergli come sta e cosa non va per il resto, ci sono i dottori.

“Il ruolo che dovrebbe avere un amico è di remare con il doppio dei remi invece di remare in senso contrario”.

La cattiveria ci inaridisce, ci svuota e ci fa ammalare. 
Non abbiamo bisogno di questo. 
Per favore, non giudicare. 
Non ferire. 
Non distruggere. 

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