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NATA DUE VOLTE

NATA DUE VOLTE

Mi chiamo Giorgia e per ben otto anni ho sofferto di DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE.

Tutti dobbiamo sapere che i DCA sono la prima causa di morte in Italia dopo gli stradali nella fascia di età compresa dai 13 ai 27 anni.In pochi si rendono conto della rapidità in cui queste patologie stanno aumentando. Di quante persone muoiono ogni giorno. Nel 2016 le vittime furono 3.360, ma sono cifre in difetto. I decessi dovuti a disturbi alimentari si presentano spesso sotto altra specie, talvolta arresti cardiaci o suicidi.

Perché mi sono ammalata e quando tutto è iniziato?

E’ molto difficile dare una risposta del perché mi sono ammalata e dare una risposta di quando tutto è iniziato.

I disturbi alimentari sono disturbi “multi-fattoriali”, non ci si ammala perché si desidera essere magri o belli, non si muore di anoressia o bulimia perché si vuole fare la modella ma perché le persone affette da questa malattia vivono con un dolore insopportabile. Le cause di questi disturbi alimentari possono essere molteplici e a volte è molto difficile individuarle e diverse da persona a persona. Possono essere cause genetiche, psicologiche, una violenza subita, un lutto, bassa autostima, crisi di identità, perdita di punti fermi e di sicurezza o fallimenti meno gravi ma che comunque portano quella persona a soffrirne.

Personalmente ad oggi ancora non ho ben capito cosa mi abbia spinto ad ammalarmi.
Se mi chiedete quand’è la prima volta che ho vomitato non so rispondervi. E’ incredibile.
Ma una cosa è certa: i genitori al Mondo d’oggi devono impegnarsi il più possibile a trasmetterci AMORE.
Fin da piccola sono sempre stata riempita di cose materiali, di oggetti, di telefoni sempre al top ma quello di cui avevo bisogno era un genitore con cui parlare, un genitore attento ai miei problemi adolescenziali, un genitore che si prendesse cura di me, un genitore che dedicasse parte del suo tempo a me.

Con questo non voglio assolutamente dire che sia colpa dei miei genitori, MAI dirò questo…però in alcuni casi avrei preferito un loro atteggiamento più attento e soprattutto un atteggiamento di due persone che non nascondono il problema che il figlio ha ma che insieme a lui cercano in tutti i modi di affrontare e combattere la malattia. Convincersi che il figlio sta bene è uno degli errori più gravi che possono commettere.

Abbiamo bisogno di genitori coraggiosi, che sappiano guardare senza paura e con occhi disincantati la realtà.

Mi sono fatta una promessa con me stessa: “sarò
l’adulto che avrei voluto quando ero piccola”. E questo farò.

Sono sempre stata una persona molto sensibile e fin da piccola ho sempre dato peso al giudizio degli altri, forse troppo. Se a scuola ero la più brava mi sentivo accettata dagli altri, SE un ragazzo si interessava di me mi sentivo bella altrimenti tutto crollava. Vivevo una continua competizione con chiunque, maschi o femmine, adulti o coetanei…dovevo essere sempre perfetta, più di tutti in tutto.
Le mie insicurezze e il mio essere poco forte in questo mondo così crudele e ingiusto mi hanno fatto ammalare. I cattivi giudizi e i commenti dei miei coetanei perché magari ero la più brava della classe o perché magari un ragazzo mi apprezzava mi hanno fatto ammalare. Una carezza, un bacio non dato , un “come stai” mancati da parte dei genitori mi hanno fatto ammalare. La solitudine, le poche amicizie e il nessuno con cui sfogarmi mi hanno fatto ammalare.

Degli anni della malattia ho pochi ricordi.
Ho iniziato a 12 anni a fare una dieta togliendo i carboidrati e i cibi cosiddetti “fobici” per me ovvero dolci, pasta, pizza e tutto quello che associavo come “grasso”.

Inizialmente ero felice e soddisfatta della dieta che stavo facendo perché iniziavo a perdere chili.

Mi trovavo in quella fase della malattia chiamata “luna di miele”
sentire bene e dove tutto intorno a te sembra perfetto. Ti senti invincibile ma è in questa fase che iniziano i guai perchè si hanno tutti gli effetti negativi sul fisico. Poi arrivano i cambiamenti di carattere e gli effetti collaterali negativi.

I DCA ti uccidono dentro senza nemmeno accorgerti.

Passavo le giornate a dormire o ad abbuffarmi. Digiuni e abbuffate. Poi i sensi di colpa e il vomito autoindotto. A forza di vomitare, tutti i giorni anche più volte al giorno, mi ero trasformata non sono mentalmente ma anche fisicamente. Gambe piene di cellulite, il viso gonfio, i capillari rotti e i denti corrosi di acido a causa del vomito.

Letteralmente avevo smesso di vivere.

Provai anche per due volte a togliermi la vita, ingerendo tantissime medicine. Due lavande gastriche, due ricoveri in ospedale per togliere il veleno del paracetamolo.

La mia era una richiesta d’aiuto. Possibile che nessuno lo capiva? Possibile che dovevo non esistere più per farmi vedere che invece esistevo?

Io stavo male. Andavo guarita.

Tutto questo andò avanti per otto anni o forse più…non riesco a ricordare per quanto tempo abbia vissuto in quelle condizioni.

Decisi io stessa, con tutta la mia forza che per quegli anni non credevo di avere, a rendermi conto che avevo bisogno di aiuto e al più presto.

Decisi di vivere.

Ho avuto la fortuna di avere due nonni splendidi che mi hanno sempre guidata in questo percorso. I miei due diamanti che ancora ad oggi nonostante la loro avanzata età mi trasmettono amore ogni giorno e io farò di tutto per loro, fino alla fine.

Chiesi aiuto presso il centro di TODI PALAZZO FRANCISCI, una struttura che cura i DCA.
Una clinica formata da medici, specialisti, nutrizionisti, psicologi di alto livello, attenti a noi ragazzi e ragazze ogni momento.
Fui ricoverata per 4 mesi. La tempestività delle cure è fondamentale e più tempestiva è la diagnosi, più tempestiva è la guarigione. Ad oggi, dopo due anni dal ricovero presso la struttura posso finalmente dire : “STO BENE”.

Le difficoltà a volte ci sono, non potrò mai dimenticare quello che ho passato, non è stato semplice

e non è semplice combattere un sintomo che si è radicato dentro di me per ben otto anni, non

riesco a dimenticare a volte tutto il dolore che mi sono provocata.

Ad oggi però ho tutti gli strumenti necessari per prevenire e per sconfiggere i brutti pensieri sul cibo e sul corpo.

Ho imparato a godermi ogni momento della giornata, ho imparato a dedicare del tempo solo alle cose che piacciono a me senza pensare Al giudizio degli altri.     

Il mio rapporto con il cibo è cambiato completamente. Ho una corretta alimentazione basata

sull’assunzione di tutti i nutrienti che servono per vivere e ahimè, golosa che sono …anche di

qualche dolcetto. Ma questo oggi non compromette la mia salute mentale e fisica.

Mi sono resa conto che il cibo nasconde una miriade di cose e serve solamente per mascherare ogni problema. Il cibo è stato il più semplice e l’ultimo stadio da curare.

Mi ripresento, come ho fatto all’inizio dell’intervista.

Mi chiamo Giorgia, sono fiera di me e vi giuro sopra me stessa che dai disturbi del comportamento

alimentare si può guarire. Ho scritto un piccolo e-book, chiamato REBORN-NATA DUE VOLTE, dove

racconto tutta la mia malattia e tutta la mia grinta e che invito a leggere sia a chi ne soffre sia per

tutte quelle persone poco informate sui DCA ma che ne parlano senza sapere.

Ragazze a ragazzi, genitori e familiari: “ Non sarà semplice, ci saranno lacrime, dolore, ci vorrà

tanta pazienza e servirà un’infinita forza ma ce la potete fare. Ce la farete. Si può sconfiggere

questo mostro.

Ricordatevi ragazzi che la vostra vita vale più di ogni cosa.

CHIEDETE AIUTO! CIRCONDATEVI DI PERSONE CHE VI AMANO. NON RIEMPITE CON IL CIBO I VOSTRI VUOTI.

E soprattutto, AMATEVI. “

Trovi il mio libro su : www.giorgiabellini.com

SEGUIMI SU INSTAGRAM : giorgiabellini_dca

Giorgia Bellini.

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MI STIA LONTANO CHI HA UN CUORE ARIDO

Ho raccontato varie volte la mia storia e chi mi conosce sa più o meno, chi più superficialmente chi più profondamente, quello che ho vissuto.

Ma io? Io so chi sono realmente?

Nel periodo di quarantena mi sentivo bene perché ero al sicuro, come quando lo ero a Todi, nella struttura dove sono stata ricoverata. Lontano da quel mondo pieno di giudizi, di cattiverie, di violenza, di urla, di suoni sgradevoli.

Nella mia solitudine mi sentivo bene.

La realtà però non è una “campana di vetro”.

E ora non ci sono più nemmeno mamma e papà con me perché loro ormai si sono divisi.

Mamma vive in un’altra casa e papà è andato via per tanti mesi.

Ora per il periodo della quarantena è tornato.

Con lui ora la casa è un po’ meno vuota e lo sento più vicino.

Ma con loro non riesco ad aprirmi e sfogarmi. Mi risponderebbero frettolosamente “ hai tutto, cos’è che ti manca?”.

Ho i miei nonni con me ma so perfettamente che si stanno invecchiando e tante cose ormai non riescono più a comprenderle.

E poi sono io che non voglio fargli vedere che magari ho una giornata negativa, voglio farli stare sereni.

E quindi mi tengo tutto dentro. Mando giù bocconi di giudizi, risate, sguardi, parole stupide e banalità.

L’amore forse è la cosa che più mi è mancata in tutta la mia vita e durante la malattia l’ho colmato con il cibo.

Oggi invece è più difficile perché il cibo per me non è più un mezzo di compenso.

Non riesco più ad anestetizzare le emozioni con le abbuffate.

Oggi le emozioni e l’ansia le vivo e non è facile tenerle sotto controllo.

Oggi devo combattere con loro ed è difficilissimo.

Sono giorni che sto scavando dentro di me per capire cosa è che non va nonostante io non abbia più vomitato ormai da molto tempo e non abbia più problemi con il cibo.

Con chi posso condividere le mie paure, le mie angosce, le mie preoccupazioni?

Possibile che sono tutti occupati? Possibile che non c’è mai nessuno che mi prende e mi abbraccia sul serio?

Quindi che fare?

Per nessuna ragione al Mondo non voglio e mai più vorrò che il cibo sia l’unico mezzo per riempire le mie paure.

Voglio trovare la forza dentro di me, ancora una volta. Come ho sempre fatto.

Momenti di crisi e di smarrimento so che mi faranno scavare dentro di me. Fermarmi un attimo e chiedermi cos’è che non va, questa è la soluzione.

Mentre una volta cercavo compassione da tutti oggi scelgo attentamente con chi parlare.

E odio chi giudica i miei comportamenti senza conoscere.

Solo le persone poco intelligenti si soffermano al giudizio, senza riflettere.

E quelle persone non potranno mai condividere niente con me.

Solo le persone povere d’animo si soffermano a un superficiale e banale giudizio.

Mi stia lontano chi ha un cuore arido.

Giorgia.

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DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono: la diminuzione dell’introito di cibo, il digiuno, le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), il vomito per controllare il peso, l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso, un’intensa attività fisica. Alcune persone possono ricorrere ad uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo dell’alimentazione. Ci sono infatti dei criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici, inoltre, descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali. Per la persona che soffre di una disturbo dell’alimentazione tutto ruota attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali ora diventano difficili e motivo di ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici, partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro; terminare un compito può diventare molto difficile perché nella testa sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “deve” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere una crisi bulimica.

Solo una piccola percentuale di persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione chiedono aiuto. Nell’anoressia nervosa questo può avvenire perché la persona all’inizio non sempre si rende conto di avere un problema. Anzi, all’inizio, la perdita di peso può far sentire la persona meglio, più magra, più bella e più sicura di sé. A volte le persone ricevono complimenti durante la loro iniziale perdita di peso e questo può rinforzare la sensazione di stare facendo la cosa giusta. Quando le cose invece cominciano a preoccupare, perché la perdita di peso è eccessiva o comunque comporta un cambiamento importante della persona, molte persone non sanno come affrontare l’argomento. In genere sono i familiari che, per primi, allarmati dall’eccessiva perdita di peso, si rendono conto che qualcosa non va. Anche per loro però non è facile intervenire, soprattutto quando la figlia o il figlio non hanno ancora nessuna consapevolezza del problema e rispondono con frasi come “non ho nessun problema …sto benissimo!”.

Anche chi soffre di bulimia nervosa spesso si rivolge ad un terapeuta solo dopo molti anni da quando il disturbo è cominciato; come nell’anoressia, inizialmente non si ha una piena consapevolezza di avere una malattia, ma soprattutto un forte senso di vergogna e di colpa sembra “impedire” alla persona di chiedere aiuto o semplicemente di confidare a qualcuno di avere questo tipo di problemi. Il fatto di non riconoscere di avere un problema o di usare i sintomi del disturbo alimentare per cercare di risolvere le proprie difficoltà può avere delle importanti conseguenze sulla richiesta di un trattamento.

Picasso: Girl before a mirror

Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’ immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale. Spesso chi soffre di anoressia non riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo; l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per le persone che soffrono di bulimia nervosa l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che il fatto di perdere il controllo sul cibo fa percepire il peso corporeo (che molto spesso è normale) come eccessivo. Sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa, la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.

Spesso il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche, in particolare la depressione, ma anche i disturbi d’ansia, l’abuso di alcool o di sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi di personalità. Possono essere presenti comportamenti autoaggressivi, come atti autolesionistici (ad esempio graffiarsi o tagliarsi fino a procurarsi delle piccole ferite, bruciarsi parti del corpo) e tentativi di suicidio. Questo tipo di disturbi occupano uno spazio molto particolare nell’ambito della psichiatria, poiché oltre a “colpire” la mente e quindi a provocare un’intensa sofferenza psichica, essi coinvolgono anche il corpo con delle complicanze fisiche talvolta molto gravi.

I principali disturbi dell’alimentazione e della nutrizione sono:

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbo da alimentazione incontrollata
  • Disturbi alimentari sottosoglia
  • Disturbi della nutrizione (feeding disorders)